TITOLO DI OGGI: Il “BOTTEGHINO DEL PONTE”

Aprì i battenti nel mese di marzo del 1909 sulla Stradina del Ponte Canale, in un pianoterra ad angolo, dove, negli ultimi anni, furono ospitate la Sartoria di Antonio Valente e poi la Lavanderia di Ciccillo Avella.

Il "botteghino" fu aperto per raccogliere fondi a favore dei terremotati di Reggio Calabria, devastata dal terribile sisma del 28 dicembre 1908 e divenne il luogo di incontro di numerosi notabili del paese, che si intrattenevano sino a tarda sera, dopo lunghe giocate a dama o con gli scacchi. Su sollecitazione del sindaco, avv. Vincenzo Fino, il Botteghino riattivò la sottoscrizione per il monumento ad Antonio Toscano, le cui entrate si erano fermate a 1.700 lire. Presidente del sodalizio fu nominato il cav. Pasquale Garetti, poi dimissionario, quando si rese conto che buona parte dei fondi raccolti venivano utilizzati per spese diverse, compreso il fitto del locale ed il pagamento delle bollette della luce elettrica. Nel 1911, i soci che frequentavano il Botteghino era una trentina, ma i frequentatori più assidui erano appena dieci, tra cui Francesco Maradea, responsabile della sottoscrizione pro-Toscano. Il piccolo sito prese il nome dal sodalizio ed i giovani, al tramonto, si davano appuntamento "Al Botteghino", dove sostavano in attesa che qualche ragazza, validamente accompagnata da congiunti, attraversasse il Ponte Canale. Nel 1912 i fondi per i terremotati ammontavano a 12.720 lire ed a nessuno passò per la mente che dovevano già essere stati inviati alla Tesoreria del Comune di Reggio. Il Sindaco Fino chiese ed ottenne la consegna dei fondi raccolti, ma a Reggio non arrivarono mai e da fonti attendibili si seppe che erano stati "provvisoriamente" spesi per pagare due dei cinque mesi di stipendi arretrati dei docenti del Ginnasio. Rossano e S. Demetrio Corone li aveva versati già nel mese di luglio del 1911. Il Botteghino continuò la sottoscrizione pro-Toscano, ferma a 2.500 lire, ma poi chiuse perché i soci non si accordano per il versamento delle quote necessarie per pagare fitto e luce. Per altri anni, l'innesto di Ponte Canale con via L. Palma mantenne il nome di "Al Botteghino".

GIUSEPPE FRANZE’

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