IL 1799
A Corigliano la proclamazione della Repubblica Napoletana del 22-1-1799 viene accolta con estrema cautela. I due partiti opposti, il borboniano o ducale e l'antiducale, dopo tre anni di lotte violente per la conquista del potere municipale, indugiano.
Ma istituito il nuovo corso a Cosenza, Castrovillari e Rossano, il partito antiducale si decide a dar vita alla repubblica coriglianese. In piazza del Muro Rotto s'innalza l’albero della libertà con in cima la coppola e sotto un fascio di verghe con la scure e la bandiera francese (non la tricolore napoletana rosso, bleu, giallo). Si indi cono le elezioni del parlamento e, fra gli altri risultano eletti D. Luigi Carusi e D. Giuseppe Quintieri. Non si conoscono altri motivi, ma certamente la deputazione municipale viene eletta secondo le direttive ed il volere del cav. di Malta D. Baldassarre Sollazzi, capo del partito antiducale. Il nuovo corso si instaura nella calma, senza violenze né spargimento di sangue. Tanto perché gli antiducali sono consapevoli della forza dei borboniani, che godo no del sostegno popolare. La costituzione della repubblica a Corigliano è opera esclusiva dei nobili, borghesi e paglietti del partito antiducale, fra i quali citiamo: D. Baldassarre Sollazzi, D. Francesco Maria Morgia, D. Pasquale De Rosis, D. Luigi e D. Domenico Carusi, D. Domenico Mezzotero, D. Giuseppe Scorzafave, D. Giuseppe Quintieri, D. Saverio e D. Vincenzo Mauro, D. G. Battista e D. Giovanni Rende, D. Serafino Rossi, D. Angelo e D. Bonaventura Vulcano. Nessun contributo proviene dai pochi massoni-giacobini, che costituiscono il solo gruppo veramente politicizzato in favore della repubblica. E tanto perché i più sono assenti: Antonio Toscani a Cosenza; Luigi Rossi a Napoli, ove partecipa al governo provvisorio della repubblica; Orazio Malavolta e Domenico Astone pure a Napoli. I maggiori esponenti del partito antiducale, pur favorendo la repubblica al solo scopo di sostituirsi ai rivali nel governo cittadino, non assumono responsabilità di rette, che vengono, invece, abbracciate da elementi di secondo piano. Se la repubblica nasce nella calma e senza violenze, pur non mancano gli schiamazzi di Serafino Rossi, dei fratelli Rende, dei fratelli Mauro e di Domenico Mezzotero, per i quali, all'avvio della controrivoluzione, viene decretata la morte. La controrivoluzione, che segna la fine della repubblica ad appena un mese dalla nascita, segue le notizie dell'avanzata dell'armata sanfedista del card. Ruffo e della caduta della repubblica cosentina. La reazione è organizzata dai maggiorenti del partito ducale D. Infantino de Gaudio, D. Nicolò Luzzi, D. Domenico e D.G. Vincenzo della Cananea, D. Pasquale Meligeni, D. Carlo Oranges, D. Domenico Pisani, D. Vincenzo e D. Francesco Misciagna, D. Gennaro Lettieri, D. Domenico Cundari ed eseguita dal popolo guidato da D. Domenico Cundari, D. Domenico della Cananea e Serafino Vesciglia. Su commissione del Cundari il 18 marzo viene pugnalato a morte D. Serafino Rossi ed il successivo 19 cadono sotto la stessa arma D. Vincenzo Mauro e D.G. Battista Rende. Il popolo tumultua e abbatte l'albero della libertà innalzando, allo stesso posto, la croce sanfedista con i vessilli borbonici. Si distingue in questi tumulti Serafino Vesciglia, caporale di scavatori di liquirizia del concio del Duca, che organizza i suoi 140 «pillucci» costituendo una banda di «battaglianti», la quale, per mesi, batterà il territorio perpetrando violenze e rapine. Vittime significative di rilevanti rapine restano, fra gli altri, D. Domenico Mezzotero e D. Luigi Carusi. Il giorno stesso dell'inizio della controrivoluzione, 18 marzo, arrivano a Corigliano 160 profughi giacobini da Cosenza, ormai realizzata. Essi, guidati da Giuseppe Poerio, Pietro Malena e Paolo Marrazzo, non fanno in tempo ad organizzare la difesa della repubblica di Corigliano perché tempestivamente attaccati dai sanfedisti della città. Per ciò molti giacobini perdono la vita, il Poerio ed altri riescono a salvarsi imbarcandosi a Schiavonea, i più si sbandano. Malena e Marrazzo si nascondono nella campagna, ma vengono catturati l’11 aprile e fucilati nel largo del castello il 20 successivo dopo sommario giudizio della Giunta di Angelo di Fiore. Quando a Corigliano arrivano le masse del Mazza e del Veneti, rispettivamente da Cosenza ed Acri, la città è già realizzata. Nel castello si piazza il quartiere generale dell’armata sanfedista in Calabria. Gli avvenimenti di quei giorni annientano l'opposizione al Duca (Giacomo IV Saluzzo) ed alla causa borbonica. Gli osti nati avversari di un tempo cercano compromessi pacificatori : D. Luigi Carusi e D. Giuseppe Quintieri dichiarano la loro fedeltà servile a S.M.; D. Baldassarre Sollazzi, al battesimo della figlia Isabella, sceglie per padrino proprio l'odiato Duca; D. Giovanni Rende, D. Saverio Mauro e D. Pasquale De Rosis sollecitano conclusioni di affari col Duca; D. Domentico Mezzotero transige con lo stesso Duca una importante lite che si trascinava innanzi alla Vicaria. I moti del 1799 ed il susseguente trionfo borbonico esaltano ed amalgamano il popolo preparandolo all'eroica resistenza ai francesi nel successivo 1806.