Fonte: Proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese - Editore Castriota - pp. 40-41

1     La stagione dell’uomo

 1.1  La famiglia

Cori e cori (Cuore e cuore)

Non c'è proverbio che non loda questa parte del corpo. Non c'è cosa che non abbia inizio e fine nel cuore.

Il cuore è la sede dei sentimenti, del coraggio, dell'amore. Qui ognuno custodisce ciò che ha più a cuore, preoccupazioni, passione, segreti. Il cuore non si inganna perché ha ragioni che la mente non sa come dice Pascal. E al cuore non si comanda perché riconosce un solo padrone, l'amore. Ma quel che c'è dentro lo sa solo Dio.

1 juri 'i ru cori miji (fiore del mio cuore).

Un figlio è come un giglio. Questa espressione si rivolge a quel figlio o nipote che arreca grande gioia, soddisfazione o consolazione a un genitore.  Così come quel fiore che adorna e dona bellezza a una pianta così un figlio adorna la vita di una madre il cui affetto nel suo cuore non appassisce mai.

2 Su 'a curuna 'i ra chepa mija (sei la corona del mio capo).

Questa locuzione è utilizzata con orgoglio da una madre il cui figlio è vanto e onore.

3 'A faccia cunnanna ru cori (il viso condanna, cioè tradisce il cuore).

È come dire "puoi pure fingere pure ma il tuo viso, i tuoi occhi non mentono, non mi ingannano". Il viso è lo specchio dell'anima. L'espressione del volto dice sempre, a chi sa comprenderlo, cosa si cela nell'animo di una persona. Cicerone, nel De oratore, 3.59.221, invitava a porre attenzione al viso dell'oratore e scriveva: «Imago animi vultus, indices oculi>> (Il volto è l'immagine dell'anima, gli occhi ne sono rivelatori).

4 A ru cori un zi cumanna (al cuore non si comanda).

L'amore, simboleggiato dal cuore, non segue le regole della ragione ma quelle delle emozioni e dei sentimenti. Provare a persuadere qualcuno a cambiare i suoi sentimenti col ragionamento è cosa vana. E' attestato nel dialetto napoletano: a 'o core nun se cummmanna.

5 'U cori un tu scalija nulli (il cuore non te lo fruga nessuno).

Dentro il proprio cuore non può guardare nessuno ovvero nessuno può conoscere davvero le ragioni del cuore, se non lo si vuole.

6 Quanni un tieni a chi fferi stasciuna cori (quando non sai cosa fare indaga il cuore).

Quando non si riesce a capire cosa si cela nell'animo di una persona, per comprenderlo bisogna esplorare il suo cuore

7  Mi scura ru cori (mi si oscura il cuore, cioè l'anima).

E’ un modo per voler dire provare sconforto, malinconia.

8 Mi s'allarga ru cori (mi si allarga il cuore, cioè l'anima).

Sentirsi sollevati dopo una brutta notizia.

9 Un ti pijeri cordi (non prendertela a cuore).

La voce "cordi" deriva dal latino còr cordis e vuol dire "cuore". Usare questa espressione vuol dire "non prendersela a cuore", non darsi pena, non prendersi dispiacersi.

10 Tena ru pili a ru cori (ha il pelo al cuore) 35*

E' come dire avere il pelo sullo stomaco per comportarsi in questo modo. Lo si dice a chi è insensibile, senza pietà, cinico, a chi è privo di qualsiasi sentimento di compassione e che non si impietosisce per nulla. Come se sul suo cuore, metaforicamente, fosse cresciuto del pelo che lo rende insensibile ai sentimenti, come quella pelliccia che rende insensibile al freddo chi la indossa.

11 Fer'u pili a ru cori (fare il pelo al cuore).

Lo si dice a chi è diventato insensibile, indifferente, per aver troppo sofferto.

12 Tiegni  'nu chjuòvi  ca mi  furcinija  ru  cori  (ho un  chiodo  che mi trafigge il cuore).

Vuol dire avere un forte dispiacere.

13 Cumi tena ra faccia tena ru cori (come ha il viso ha il cuore).

Così com'è il viso si una persona così sarà il suo cuore. C'è una stretta correlazione tra il carattere di una persona e il suo aspetto, anche se talvolta un viso d'angelo può ingannare.

14 'U bbeni vena du cori (il bene viene dal cuore).

Il bene è tale se è spontaneo e lo è solo se giunge dal cuore.

15 'U cori buoni fe ra pirsuna bella (il buon cuore fa bella la persona).

È la bontà d'animo che rende le persone nobili non la bellezza del viso. Del resto «Ex abundantia cordis os loquitur» (Dall'abbondanza del cuore parla la bocca).

16 'U tiempi ghè senza cori e un pirduna, ti va caccianni 'i cosi guna a gguna (il tempo è senza cuore e non perdona, ti va togliendo le cose una ad una).

Lo scorrere del tempo è inesorabile. Non segue né i tempi né le regole umane. Ciò che ha dato inesorabilmente poi le porta via.

17 Amuri  'i ru  lietti fa scurderi  chilli  'i ru pietti  (l'amore  del letto  fa dimenticare quello del cuore).

La passione sessuale, talvolta, è più travolgente dell’amore sentimentale. L’attrazione fisica o meglio certe distrazioni distolgono dal vero, come colui che per l’amante trascura il vero amore della propria consorte. È attestato nel dialetto napoletano: l’ammore d’ ‘o liètto fa scurdà chello d’ ‘o pietto.

35* Una variante regionale recita "Il cuore dell'usuraio ha calli e pelo".

 

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