Fonte: La redazione
“Se si vuole che i proverbi siano compresi devono essere riferiti e trascritti in modo chiaro. Un dialetto, si sa, è una lingua parlata e poco scritta. Chi ne fa uso trova facile parlarlo ma difficile scriverlo.
Ognuno tende ad adottare, in grande libertà, regole personali che producono esiti grafici che anziché facilitare il compito lo complicano rendendo difficile la lettura e la comprensione”. Così il prof. Giulio Iudicissa nella presentazione del libro “Proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese” di Luigi Petrone (Editore Castriota), spiega le difficoltà ma anche l’unicità dei proverbi, che costituiscono parte integrante della storia e della cultura di un popolo. Quest’ultimo lavoro dello studioso coriglianese è il terzo, in ordine di tempo, che si occupa del dialetto coriglianese dopo "Viaggio nel dialetto coriglianese" (2022) e "Vocabolario storico etimologico coriglianese” (2024). La nuova opera del medico, scrittore e studioso di storia locale coriglianese, sarà presentata il prossimo 29 marzo alle ore 17 presso la sala convegni della chiesa dei Santi Nicola e Leone a Corigliano Scalo. Alla presentazione interverranno l’autore, dott. Luigi Petrone e il prof. Giulio Iudicissa. Mario Amica, Serafina Fusaro e Enzo Lauria leggeranno alcuni brani tratti dal libro, mentre i lavori saranno coordinati da Giacinto De Pasquale. “In continuum con le opere “Viaggio nel dialetto coriglianese" (2022) e "Vocabolario storico etimologico coriglianese” (2024), - scrive nella presentazione al volume il prof. Iudicissa - questo è il nostro terzo lavoro sulla lessicografia coriglianese. In questa silloge non sono state volutamente inserite le fiabe (fràvuli e 'mbrambuli), le filastrocche (filànguli), gli indovinelli (numinaggij) e gli scioglilingua (scinguliscigànguli) perché saranno raccolti in un quarto e quinto saggio di prossima pubblicazione. Ma è stato aggiunto il capitolo delle jastigne (imprecazioni, maledizioni), un argomento di stimolante rilevanza antropologica che meriterebbe una trattazione a parte. Questo libro è una sorta di summa della "coriglianesità", una dimensione che oggi si fa fatica a preservare. Se questa svanisce vacilla anche la forza del dialetto, che si affievolisce e rischia di diventare "coriglianesitudine", di avere solo una valenza affettiva. I proverbi, i detti, i modi di dire appartengono a questa dimensione della memoria collettiva e vanno per questo conosciuti e custoditi. Il tempo – conclude Iudicissa - è distruttore di memorie, ma se queste si trascrivono si fa in modo di fare proseguire loro il cammino”. Nella introduzione al libro l’autore spiega la storicità e l’importanza che hanno i proverbi nella storia di un popolo: “Conosciamo i proverbi – scrive Petrone - ma non sempre chi li ha scritti. Sappiamo che sono nati di volta in volta e che un solo inventore non c'è. Un proverbio è ad uso e consumo dell'uomo e quindi nasce con l'uomo. L'incertezza del fato, il bisogno di volere prevedere il futuro ha portato l'uomo a credere che il verificarsi cli eventi straordinari potesse significare qualcosa ed essergli d'aiuto. Qualsiasi evento, ancor più se singolare o raro, era interpretato come un "segno" di cui impossessarsi ed usarlo a proprio favore”.