Le foto presenti nell'articolo sono di Francesco Verardi
Oltre 800 pagine per racchiudere circa cinquemila proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese. Un lavoro certosino, minuzioso, attento e professionale durato non poco tempo. Così possiamo condensare il nuovo libro del dottore, Luigi Petrone, dal titolo “Proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese” (Editrice Castriota) che è stato presentato lo scorso 29 marzo presso la sala convegni della parrocchia dei Santi Nicola e Leone a Corigliano Scalo.
Quest’ultimo lavoro alla scoperta del vernacolo, della storia e della cultura coriglianese, è il terzo in ordine di tempo dal medico-scrittore che da anni vive in Piemonte, i precedenti sono stati Viaggio nel dialetto coriglianese (2022) e Vocabolario storico etimologico coriglianese (2024).
La serata ha avuto come protagonisti, non solo l’autore, ma il prof. Giulio Iudicissa storico e profondo cultore della “coriglianesità” come lui ama definire lo studio che viene fatta sulla lingua, cultura, storia e tradizione di Corigliano, e anche i “lettori” di alcune pagine abbastanza significative del volume: Mario Amica, Enzo Lauria e Serafina Fusaro. Nel suo intervento il prof. Iudicissa, che ha curato la presentazione del volume, ha voluto sottolineare come “La mia raccolta di Proverbi e Detti a Corigliano Calabro, del 2001, presentava una rassegna di circa 1.000 figure, questo Proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese offre un quadro di oltre 5.000 passi, ordinati secondo i moduli classici e universalmente accettati del genere in oggetto.
E sono contento che l’opera porti la firma di Luigi Petrone, studioso dalle robuste conoscenze, acquisite sui manuali e negli archivi, affinate, poi, sul campo, laddove ancora resiste una flebile voce ed un frammento di pietra locale. Sono contento, infine, perché so Luigi non essere aduso a cedere alla superficiale provocazione e alle insidie del mercato”. Lo studioso successivamente pone l’accento, abbastanza interessante, sulle iniziative che dovrebbero essere intraprese per dare la giusta valenza al tema della coriglianesità: “Voglio, a questo punto, - afferma Iudicissa - annotare un mio stato, già chiaro da tempo, nonché espresso in altre pagine e motivato a voce in pubblici interventi: tutto ciò che è storia in senso lato di una comunità dovrebbe trovare spazio negli itinerari curriculari delle istituzioni scolastiche.
Dovrebbe dare agli studenti, con la dovuta prudenza e senza esagerazioni di campanile, il senso dell’oggi, un‘idea del dove ci si trova e da dove si viene. Ecco, in un quadro del genere, gestito da conoscenze sicure e da competenze comprovate, il proverbio avrebbe di certo una posizione preminente. L’esperienza da me maturata sul campo, voglio dire qualche tentativo in tale direzione, ha gratificato la mia idea ed ha incontrato il favore di adolescenti e giovinetti.
Si prenda, ad esempio, una pagina, a caso, del tuo volume: ci si trova dinanzi ad una bibbia laica, che ordina, ammonisce, persuade, insegna, racconta, trastulla anche. I tempi, si dirà, per una penetrazione nella scuola, non sono maturi. Forse, è vero, ma proprio il dato deve spingere chi tende a questa prospettiva a non tacere, a mantenere viva la fiammella della speranza. E ciò è quello che tu, mio amico, fai da sempre, ed aggiungo, in ristretta, ma buona compagnia, per restituire alla comunità coriglianese, un frammento di vita trascorsa.” E poi il professore Iudicissa conclude con un augurio: “Ci sarà un risveglio? Ci sarà un ritorno di fuoco, che ravvivi storia e tradizione, lingua e cultura, proverbi ed espressioni della nostra antica Corigliano? Io non so.
So, però, che noi siamo quello che ci è stato tramandato e, perciò, abbiamo il dovere di far dono agli altri dell’eredità ricevuta. Con il tuo volume, Proverbi, detti e modi di dire in dialetto coriglianese, tu, Luigi Petrone, adempi questo dovere”. E’ toccato poi all’autore spiegare le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere questo terzo volume su lingua, storia e cultura coriglianese: “Uno studio sui proverbi non è un percorso agevole. Il campo è vasto.
Anche un semplice lavoro di catalogazione non è agevole. Chi desiderasse cimentarsi in tale ricerca – ha detto il dottore Petrone - è bene che sappia che essa richiede tempo, impegno, pretende uno lavoro paziente, meticoloso, esige conoscenze in molti campi. A ricordarci quanta complessa sia questa materia ce lo rammenta la disciplina che studia i proverbi, la Paremiologia. Quest’arcana parola, difficile da afferrare come ciò che studia, deriva dal greco paroimía, “proverbio” e logia, “discorso”, cioè “discorso intorno ai proverbi”.
Lo studio dei proverbi è un discorso lungo, - ha proseguito l’autore - se non altro per l’ampiezza e la complessità della materia. In questo volume è raccolto un numero importante di proverbi, di detti e di modi di dire a Corigliano, oltre cinquemila. In questo lavoro ogni espressione dialettale è stata indagata, esaminata, approfondita, ricostruita, spiegata. Se si vuole che i proverbi siano compresi devono essere riferiti e trascritti in modo chiaro. Un dialetto, si sa, è una lingua parlata e poco scritta. Chi ne fa uso trova facile parlarlo ma difficile scriverlo. Questo libro è una sorta di summa della “coriglianesità”, una dimensione che oggi si fa fatica a preservare. Se questa svanisce vacilla anche la forza del dialetto, che si affievolisce e rischia di diventare “coriglianesitudine”, di avere solo una valenza affettiva. I proverbi, i detti, i modi di dire appartengono a questa dimensione della memoria collettiva e vanno per questo conosciuti e custoditi. Il tempo è distruttore di memorie, - ha concluso il dottore Petrone - ma se queste si trascrivono si fa in modo di fare proseguire loro il cammino”.